lunedì 3 dicembre 2018

Prigionieri Trentini della Prima Guerra mondiale.

Immagine di ripassofacile.blogspot
Estratto da: Le ore di Trento di Quinto Antonelli
Una circolare del capo della Missione italiana in Russia che ancora nella primavera del 1919 cercava di rintracciare e raccogliere gli ex prigionieri dispersi, li descrive realisticamente come provati da ogni sofferenza: «Nessuna sofferenza fu loro risparmiata. Sia nei campi di concentramento, che sui lavori per conto di privati, furono soggetti alla più dura disciplina ed alla più esosa forma di sfruttamento. [...] È gente, che ha lottato con la miseria e con la fame, che ha veduto la morte vicina di frequente, che moralmente si considera perduta ed a cui le ingiustizie delle dolorose vicende hanno scosso il sistema nervoso ed ingenerato nel loro animo una viva avversione per il genere umano e specialmente per le autorità.

All’inizio Tirolesi Austriaci e poi Italiani, dal 1914 al 18 una guerra che ha cambiato le cartine geografiche dell’Europa Centrale in poco meno di sei anni. Intere famiglie sradicate dai loro territori perdendo tutti i loro averi e persino la memoria; fratelli arruolati diversamente con l’esercito Austro-Ungarico o Italiano, una situazione che ha coinvolto Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e gran parte del Veneto.
Siamo oltre le commemorazioni del centenario per la fine della Prima Guerra Mondiale, cerchiamo di sapere cosa veramente è successo soprattutto dopo, quando vinti e vincitori fecero ritorno a casa, se una casa c’era ancora.
Senza dimenticare i soldati austriaci, fra cui molti Trentini fatti prigionieri nel 1914 durante l’invasione della Serbia e successivamente deportati sull’isola dell’Asinara morti in breve tempo di fatica, stenti, fame e colera, (circa 10.000 uomini); una vicenda dimenticata e forse nascosta per la vergogna che solo in questi ultimi anni sta venendo fuori dai polverosi archivi di stato, per merito di qualche storico più curioso di altri.

La guerra non è fatta solo dai generali dei quali ci ricordiamo sempre il nome,  prendetevi il tempo, guardate il video nel link sottostante di Piero Badaloni che ci racconta qui tristi eventi.

- La storia non ha quasi mai insegnato nulla a chi l’ha studiata distrattamente, accontentandosi di attingere al senso comune ed alle fonti di “sistema”. Ma l’esercizio critico è una delle (poche) armi che ancora abbiamo a disposizione se non per trasformare la realtà almeno per comprenderla, che è poi la pre-condizione per tentare di cambiarla. - Valerio Gigante giornalista.
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Si chiude qui il mio modesto ricordo relativo alla commemorazione del centenario fine WW1.
Lo ho voluto mettere in rete perchè vivo e sono parte di una minoranza linguistica di origine tedesca, e sulle nostre montagne il Gronlait ed il Fravort ci sono ancora i resti di antiche linee difensive Austro-Ungariche ma non solo, volevo ricordare tutti i caduti di ogni Nazione.
Alberto Scalzer